lunedì, ottobre 29, 2012
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Risvegliarsi non si sa bene dove, in un posto che non si (ri)conosce senza sapere chi si è, non dev'essere certo il massimo! Se poi ci si accorge di avere un buco nel petto, bhé, le cose si fanno decisamente strane. Come se non bastasse non si fa in tempo a porgersi nessun tipo di domanda che si viene circondati da un parte da un giovane con una strana lampada di Aladino gigante in mano, e dall'altra da una non ben precisata macchina fluttuante, venendo subito dopo rapiti una sorta di struzzo monoculare con la testa dentro una bolla. Confusi? Bhé, ne avete ragione.
                                             "Dove mi trovo? E chi sono io?
                                                      Tu sai chi sono io?"
                                                                  
                                                                   
Ci tengo subito a precisare una cosa: quella che seguirà non è assolutamente una recensione nel puro senso del termine. Il mio intento, con le righe che mi appresto a scrivere ora e spero anche in futuro, è dare un parere personale su anime che ho visionato, cercando però di addentrarmi in minima parte nel lato tecnico (character design, animazioni, musica e quant'altro), quello lo lascio a chi ha le capacità adatte per farlo (o a chi crede di averle), ma puntando i riflettori più sul lato "emozionale". Cercherò quindi di parlare di anime che in un modo o nell'altro mi hanno lasciato qualcosa dentro dopo la visone, che siano questi conosciuti ai più, oppure anime che non godono ancora di (dovuta) fama. La maggior parte delle volte, almeno lo spero, si tratterà di sensazioni positive, dal puro e semplice divertimento scaturito dalla visione, fino ad arrivare ad eventuali spunti per riflessioni più o meno serie che questa può portare, con tutto quello che sta nel mezzo. Non escludo comunque che possa capitare di parlare anche di anime che mi hanno deluso a tal punto da lasciare, loro malgrado, il segno.
Fatta questa "breve" premessa, direi che si può iniziare.

Oggi parliamo di...: Kaiba, serie TV del 2008.

Si parte con una sigla di apertura che ci fa immergere subito nelle atmosfere della serie: una ballad, usando un termine musicale, intensa e malinconica, sia nella musica che nel testo, che lascia però aperta la porta per lieve accenno di speranza e positività.
La prima cosa che si fa notare in questo anime, senza ombra di dubbio, è la rappresentazione grafica. Pur non volendo addentrarmi nel lato tecnico, per quanto riguarda Kaiba non posso non farne un accenno, visto che una parte del fascino che trasmette questo anime è proprio derivato dalla parte visiva. Ma chiariamo subito il punto, non sto parlando di disegni iperrealistici, animazioni fluidissime e velocissime ma, forse, proprio il contrario. Kaiba si distingue dalla massa, anche, per il suo tratto molto semplice e “retrò”, riempito da colori tenui e leggeri. Quasi un ritorno al passato, un omaggio ai tempi che furono dell’animazione.

Cosa sono le memorie? Anime? Spiriti?
In questo mondo le anime possono essere trasformate in dati e immagazzinate. Così, anche quando il corpo muore, le memorie continuano a esistere e possono essere trasferite in un nuovo corpo.
È anche possibile cancellare brutti ricordi e scaricarne di belli.
Ad ogni modo solo pochi privilegiati possono far uso di questa pratica.
In questo mondo il nostro protagonista, di nome Kaiba, viaggia senza memorie proprie, in un corpo non suo.”



Questo è l’incipit con cui la storia ha inizio e da cui si dipanerà una trama che  vedrà il protagonista andare alla ricerca della propria identità e del proprio passato, partendo da un ciondolo che si trova al collo con la foto (sfocata) di una ragazza, uno strano disegno nello stomaco e… un buco nel petto!
E per quanto riguarda la trama non la andrò ad affrontare ulteriormente nel dettaglio per evitare di fare eventuali spoiler e, perché no, per invogliare il possibile pubblico alla visone.
Nonostante la resa grafica possa far pensare ad una storia leggera e frivola, sin dai primi episodi e per tutto l’arco della serie ci accorgiamo che non è per niente così, infatti durante lo svolgersi della storia veniamo messi di fronte a: usi smodati di droghe, omicidi a sangue freddo, atti di corruzione, cannibalismo e depravazioni varie.
                   
 
Questo pianeta è diviso in due, noi qua sotto e i ricchi sopra le nuvole.”


Il mondo di Kaiba, rappresentato in modo così delicato, è invece, nel suo insieme, un calderone dei peggiori aspetti dell’animo umano. Basti pensare che nella città in cui è ambientata la nostra storia, i ricchi vivono in sontuose dimore poste nella zona alta della suddetta, mentre i poveri vengono relegati nelle “fogne”, separati per lo più da un pesante stato di nubi che ha la proprietà di far perdere la memoria a chi gli si avvicina troppo. In più, come detto sopra, le differenze di tenore di vita portano le persone ad approcciarsi in modo diverso alle possibilità che la “tecnologia della memoria” ha da offrire: se da una parte i ricchi non hanno problemi nel cercare e comprare i corpi che più gli aggradano per installarci i propri ricordi, dall’altra i poveri giungono al punto di non riuscire a tenersi più neanche il proprio di corpo, arrivando addirittura a venderlo per riuscire a tirare avanti.
Durante il nostro viaggio però ci capiterà di incontrare anche persone che non si sono arrese. Se i metodi utilizzati derivano comunque dalle possibilità concrete, e quindi limitate, che hanno a disposizione,  dimostrano di non volersi arrendere alle avversità che la vita gli presenta, affrontandole sempre in maniera serena ma risoluta.
Per quanto riguarda il nostro protagonista, lo vedremo attraversare vari stadi emozionali, dovuti alle reazioni alle varie difficoltà che la sua avventura gli presenterà davanti. Passerà dalla comprensibilissima confusione iniziale, per attraversare la rabbia per il destino avverso di una bimba, la compassione per una nonnina che non accetta la realtà, l’empatia per uno sconosciuto che sente stranamente vicino, il ribrezzo per l’uso sconsiderato di corpi in “eccesso”, fino ad arrivare alla consapevolezza e all’accettazione del suo vero ruolo, delle sue possibilità e della differenza tra cosa voglia fare e cosa sia giusto fare, in un epilogo che non fa sconti a nessuno.



Tu mi hai portato via sin troppe cose. Impara ad apprezzare il valore di questo mondo.
Ti darò tutte le mie memorie… ma non verrò più da te. Non ne ho più bisogno”


Per quanto riguarda il nostro protagonista, lo vedremo attraversare vari stadi emozionali, dovuti alle reazioni alle varie difficoltà che la sua avventura gli presenterà davanti. Passerà dalla comprensibilissima confusione iniziale, per attraversare la rabbia per il destino avverso di una bimba, la compassione per una nonnina che non accetta la realtà, l’empatia per uno sconosciuto che sente stranamente vicino, il ribrezzo per l’uso sconsiderato di corpi in “eccesso”, fino ad arrivare alla consapevolezza e all’accettazione del suo vero ruolo, delle sue possibilità e della differenza tra cosa voglia fare e cosa sia giusto fare. Non a caso ho fatto questa distinzione, perché giunto ormai alla fine Kaiba vacillerà, anteponendo il raggiungimento della propria soddisfazione personale ai bisogni generali della gente e del pianeta stesso, mettendo da parte per un momento il bene comune per il proprio egoismo.
Si arriva così ad epilogo che non fa sconti a nessuno e che lascia un retrogusto amaro arrivati al suo compimento.
Conclude tutto ( l’ho lasciata alla fine proprio perché è “finale”) la sigla di chiusura: anche qui un’atmosfera malinconica pervade sia il suonato che il cantato, in bilico tra l’amarezza per ciò che è stato, e l’aspettativa per ciò che invece potrebbe essere in futuro.

Allora, cos’è che mi ha tanto affascinato in Kaiba? Bhé, credo che ormai si sia capito. Mi son trovato di fronte ad una serie che mi ha spiazzato sin dal principio, presentandosi in modo semplice, quasi scarno, senza fronzoli a cercare di sviare l’attenzione su quello che si vuole raccontare e trasmettere. Ed è proprio questo il punto di forza di questa serie, il riuscire a creare appunto un contrasto così marcato tra ciò che i nostri occhi percepiscono, appunto semplice e scarno, e ciò che invece viene percepito dal nostro cervello, e perché no, dalla nostra coscienza.
Ognuno troverà nella visione la propria chiave di lettura, non voglio certo arrogarmi il diritto di imporre la mia su quella degli altri: qualcuno potrà vederci una spietata critica alla società odierna, qualcuno potrà vederci un’analisi dell’animo umano e del suo bisogno di uniformarsi alla massa, qualcun’altro al contrario vedrà l’importanza di mantenere una propria identità qualsiasi cosa ci capiti attorno, o ancora l’ipocrisia nascosta dietro chi si mostra in un modo rivelandosi invece l’opposto, o il dolore che la solitudine possa provocare e quello che potrebbe portare a fare ad un individuo.
Oppure, più semplicemente, nulla di tutto questo, ma solamente  una storia che racconta le avventure di un giovane uomo. A volte felici, a volte meno. A volte belle, altre no.
Ma comunque per sempre avventure.

                                                                              OtakinG GainaX

4 Commenti:

  1. Bella Recensione, mi piace molto come è impostata. Ora mi è venuta voglia di vedere la serie ma.... dove la trovo? Su Amazon manca la versione italiana e quel poco che c'è ha prezzi sconcertanti....

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  2. In Italia non si trova...bisogna andare a cercarla nel "mercato dei fansubber"...
    Btw complimenti anche da parte mia, ottima prima prova....

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  3. Ringrazio per i complimenti, sia Momo (nice to meet you) sia Rhaxs (arigatou, aniki).
    Ho cercato di fare qualcosa di diverso dalle solite recensioni, termine che infatti cerco di non usare. Spero di esserci riuscito.
    Come dice Rhaxs in Italia non è stata pubblicata, forse perché ritenuta troppo di "nicchia". L'unico modo per visionarla è cercarla in rete, appunto nel "mercato dei fansubber".

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  4. Dall'ottima recensione traspare un anime che definire atipico è dir poco. Lo stile in contrasto con le tematiche trattate mi ha ricordato il Tezuka dei manga meno conosciuti e più crudi. Mi metto alla ricerca del torrent :)

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